L’IPOCRISIA DI SAVIANO SULLA GOMORRA PIACENTINA

Nessuno tocchi la sua “Gomorra”. L’autore nega che i Carabinieri di Piacenza sotto accusa per aver organizzato un sistema criminale simile a quello raccontato nella serie, si siano ispirati a lei. Eppure sono proprio i protagonisti a citarla.

La cronaca nera ci riporta a Gomorra. In alcune intercettazioni relative al caso dei Carabinieri della caserma di Piacenza che avevano formato, secondo gli inquirenti, una vera organizzazione criminale, si fa riferimento alla serie TV di Roberto Saviano. E altrettanto fa chi conduce le indagini, per descrivere il sistema violento messo su da questi servitori dello Stato dediti allo spaccio e ad altre attività delinquenziali.

Lo stesso Saviano, in un video di Fanpage scaricabile anche da YouTube, ha commentato le citazioni con la stessa argomentazione usata quando, all’uscita della serie, ci fu chi criticò l’eccesso di violenza mostrata al pubblico: Gomorra è la realtà. Io la mostro. Piacenza non è che la conferma e quei Carabinieri sono andati addirittura oltre. Questo dice in sostanza Saviano.

No, Gomorra non è la realtà, ma una rappresentazione della stessa in chiave epica, in cui figure criminali vengono scolpite a tutto tondo in un ambiente che li proietta nella leggenda. Le loro gesta tragiche e violente, oltre a raccontare un perenne scontro di potere, assumono agli occhi degli spettatori i contorni del mito. L’Immortale, già dal nome, che cos’è se non un mito? Lui e tutti i criminali di Gomorra pensano, parlano e agiscono in modo tale da essere idealizzati. Miti negativi, certo, ma miti. Come tali passibili di imitatori, epigoni nella mentalità e nelle azioni. Saviano non può essere così ingenuo da non sapere che la fiction può ispirare la realtà così come viceversa. Del resto è stato proprio lui a raccontare di come alcuni killer della camorra usassero impugnare le pistole di traverso per imitare i personaggi di Pulp Fiction o che alcuni boss si fossero fatti costruire vasche da bagno come quella di Scarface. Insomma Tarantino e De Palma hanno ispirato i delinquenti, lui no. Lui racconta la “realtà”. 

Ora, nessuno vuole negare a Roberto Saviano il sacrosanto diritto di raccontare, nei suoi libri e nelle sue serie, ciò che vuole. Ci mancherebbe. Diciamo sempre e comunque no alla censura e crediamo fermamente che nessuna pagina o scena basti, da sola, a trasformare un bravo ragazzo in un delinquente. Però un pizzico di coerenza in più e una buona dose di ipocrisia in meno non guasterebbero in un autore cui molti guardano come esempio di schiena dritta davanti alla delinquenza e che rappresenta una voce stimata e autorevole per la sua conoscenza di un certo mondo criminale, nell’ammettere che sì, forse anche la sua serie TV può aver fornito spunti a delle mele marce. Così come non togliamo nulla a Gomorra se notiamo che il sistema lì descritto è stato preso a modello da chi avrebbe avuto il ruolo e il dovere di contrastarlo.

Sergio Gamberale

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