SCIUPATO DALLE FEMMINE – Recensione “La verità sul caso Harry Quebert”

Patrick Dempsey al centro di un giallo che lo vede protagonista di una storia d’amore proibita. Da un romanzo di successo.

La sua colpa? Essere bello. Ormai è chiaro: quel faccione da arrembaggio di estrogeni è una condanna per il povero Patrick Dempsey. Non ha fatto in tempo a schiattare per liberarsi dal piattolesco abbraccio di Meredith in “Grey’s Anatomy”, che lo ritroviamo tra le grinfie di una Lolita de fuego in “La Verità sul caso Harry Quebert” (Sky e Now TV, in streaming QUI). Praticamente, appena sulla scrivania di un produttore compare un copione che preveda un bellimbusto fascinoso sciupato dalle femmine, il telefono di Patrick squilla. E vabbè, c’è di peggio. Solo che stavolta l’ormone magnetico è caduto in una subdola trappola. La serie in cui è stato chiamato a gigioneggiare è calda, sexy e appassionante solo in apparenza. Esattamente come la ragazzina di cui il suo personaggio si innamora.

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Patrick Dempsey in “La Verità sul caso Harry Quebert”

Jean-Jacques Annaud (sì proprio lui), il regista della serie, ha raccontato con anche troppo tatto questa storia d’amore proibita tra uno scrittore ultraquarantenne in ritiro creativo nel Maine e la figlia quindicenne del pastore protestante della chiesa locale. Anni ’70, lui era in cerca di ispirazione per un libro; lei in fuga da una realtà soffocante. Ci furono sguardi e batticuori, molta dedizione e pochi baci tra Harry e Nola, interpretata dalla norvegese Kristine Froseth. Eppure sotto la spinta emotiva di quel sentimento inconfessabile, lo scrittore buttò giù l’opera che avrebbe fatto di lui uno dei grandi della letteratura americana del tempo. Ma c’è un ma. Terminato il manoscritto del romanzo la ragazza scomparve misteriosamente e oggi, dopo trent’anni, le sue spoglie tornano casualmente alla luce, dissotterrate nel giardino della casa di Quebert. La storia di quell’antico amore riemerge immersa negli enigmi di una giallo che porta Harry dritto dritto in carcere. Ma è lui l’assassino?

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Il caso insospettisce un altro scrittore, l’allievo di Quebert Marcus Goldman (Ben Schnetzer) , giovane e ambizioso, che dopo un libro di successo e un bel periodo di crisi creativa trova nell’inchiesta sul suo mentore lo stimolo per battere l’incubo della pagina bianca. Andando avanti e indietro nel tempo scopriamo così che in quel paese, insieme a un’altra ragazza innamorata (guarda caso) di Dempsey-Quebert, ci sono un bel po’ di segreti. E che anche Nola e lo scrittore non l’hanno mai raccontata giusta. Senza rivelare troppo diciamo che il giallo scritto da Joel Dicker fa il suo compitino addensando nubi di sospetto ora su uno ora sull’altro ambiguo personaggio coinvolto nella vicenda. Per intenderci, ci sono lo sfregiato, il miliardario cinico, il prete ambiguo e un pugno di altri cliché. Ma più si va avanti con le puntate, più le ombre si addensano intorno ai resti della povera Nola e più i personaggi diventano ai nostri occhi assurdi e i fatti narrati poco credibili. L’ansia da suspance ha evidentemente portato lo scrittore a imbottire la trama di colpi di scena fino ad esagerare nel numero e nella misura.

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E così in “La Verità sul caso Harry Quebert” il nostro povero Patrick si ritrova tra l’incudine di una storia d’amore subìta molto più che vissuta e il martello di un’accusa di omicidio in un giallo molto più d’effetto che di sostanza. Fa quasi tenerezza vederlo tremare inebetito davanti ai sorrisi della deliziosa piccola Nola, per poi incupirsi sconfitto nella cella in cui lo sbattono per l’omicidio della stessa. Fa arrabbiare o ridere, a seconda dei casi, vederlo fuori parte sia nel primo che nel secondo caso. Povero Patrick, doveva fare lui l’esca, adagiato sornione, come una fetta di formaggio, sulla molla di una trappola per tardone poco o troppo romantiche. Invece la ghigliottina è finita sul suo collo.

Sergio Gamberale

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