COSÌ SI UCCIDE UN’OSSESSIONE – recensione di “The Assassination of Gianni Versace”

Una serie elegante ed avvincente che indaga sul misterioso movente dell’omicidio Versace. La personalità malata del killer contrapposta alla figura affascinante della vittima in un’opera coerente e originale.

Chi, come, quando e dove uccise lo stilista Gianni Versace, lo sappiamo dalla cronaca. Quello che non sappiamo è il perché. L’omicida, togliendosi la vita poco prima di essere arrestato, ci ha privato di una qualche spiegazione e il movente è rimasto così oggetto di speculazione. Oggi, a più di vent’anni da quell’omicidio, una bella, avvincente serie tv tenta di fornire qualche elemento e chiarire gli oscuri motivi per cui Andrew Cunanan, il 15 Luglio del 1997 a Miami, uccise a colpi di pistola Gianni Versace. Un mistero psicologico e drammaturgico che si riassume nella domanda: quale ossessione criminale armò la mano di quel ventottenne gigolò d’alto bordo e lo spinse a mettere fine alla vita del celebre stilista? La serie si intitola “The Assassination of Gianni Versace”, è la seconda stagione di “American Crime Story” ed è stata premiata lo scorso anno sia con un Emmy Award che con un Golden Globe.

Darren Criss nei panni di Andrew Cunanan

Prendendo le mosse dal libro della giornalista americana Maureen Orth intitolato “Vulgar Favors”, la serie racconta le storie parallele del killer e della vittima. Le illusioni frustrate di Cunanan (Darren Criss, premio Emmy meritatissimo), contrapposte al successo riconosciuto di Gianni Versace (Édgar Ramírez). Cui fanno seguito rispettivamente bugie e trionfi. Con una scelta molto felice, l’autore Tom Robert Smith non ha seguito l’ordine cronologico degli avvenimenti, per puntare sulla logica drammaturgica. Le torbide relazioni mercenarie di Andrew con uomini ricchi o il rapporto problematico di Gianni con la sorella Donatella (Penelope Cruz); l’amore contrastato del killer verso il giovane architetto David e quello felice ma amaro di Gianni con il compagno Antonio (Ricky Martin), sono tutti elementi che entrano nel racconto come pezzi di un puzzle da affiancare a quelli già scoperti. Accanto ai due personaggi principali poi si stagliano le figure di contorno, tutte onorate da un trattamento di sceneggiatura e da interpretazioni da applausi. Penelope Cruz è semplicemente fantastica. I genitori e i clienti di Andrew emergono per rilievo e credibilità. Così il quadro generale della storia si compone davanti ai nostri occhi gradualmente e da diversi punti.

Édgar Ramírez e Ricky Martin in “The Assassination of Gianni Versace”

Le linee narrative coprono gran parte della vita di Cunanan e Versace, dall’infanzia alla morte violenta. Unici punti di contatto sono gli incontri tra i due. Uno solo quello accertato, a San Francisco in un locale, per pochi secondi; altri frutto della fertile immaginazione di Cunanan. Nonostante i frequenti salti temporali e spaziali l’opera ha una sua coerenza e anche se può sembrare frammentaria, restituisce un’idea di solidità. In fondo, “L’Omicidio di Gianni Versace” racconta il nascere e lo svilupparsi di un’ossessione, quella del ragazzo gay intelligente ma sconnesso dalla realtà, affascinante ma solo, avido di successo ma povero di soldi, per l’icona gay ricca e famosa, riconosciuta e celebrata. Un’ossessione che diventa disperata quando Andrew, messo alle strette dalla realtà si rifugia nella lucida follia del serial killer e uccide per quattro volte prima di trovarsi, pistola in pugno, sul lungomare di Miami, davanti all’uomo che avrebbe forse voluto essere e ha capito non sarà mai.

Andrew Cunanan ha quindi voluto uccidere la sua stessa ossessione? Ha inteso porre fine ad un incubo che lo tormentava da anni? Oppure ha punito chi ha avuto dalla vita ciò che a lui è stato negato? O ancora ha eliminato l’oggetto del suo inconfessabile amore? Queste ed altre possibili risposte, in “The Assassination of Gianni Versace”, rimangono allo spettatore. Ognuno può farsi un’idea, seguendo la serie in TV su FOX Crime o in streaming su Netflix, a questo link. Una cosa è certa: il piccolo e meschino Andrew Cunanan è riuscito a legare per sempre il suo nome a quello del grande e indimenticabile Gianni Versace.

Sergio Gamberale

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