Per la serie “cosa non si fa per essere amati” ecco a voi il serial killer che uccide chi ha fascino per impossessarsi del suo odore magnetico. Già perché – premessa necessaria – in questa storia di lame, ghiandole e peli il dato di partenza è che la chiave della chimica capace di risvegliare ormoni e far sbocciare amori sia nell’essenza, ai più impercettibile, emanata dai corpi. Chi ha un certo profumo, che tu riesca a distinguerlo o meno, può ammaliarti attraverso l’olfatto. Dunque se sei alla disperata ricerca di amore e nessuno ti si fila, con cinismo assassino e tecniche appropriate, puoi darti un odore che attiri qualche naso affettuoso. 

L’idea è tratta dal bestseller “Il Profumo” di Patrick Süskind, di cui questa serie è un adattamento molto libero. Non siamo infatti nella Francia del XVIII secolo ma nella Germania di oggi; e non seguiamo un orfano dall’olfatto portentoso e l’istinto assassino, ma l’indagine di una detective, in tresca fisica e clandestina col Procuratore, su un caso che la coinvolge profondamente. Tutto parte infatti dal ritrovamento del corpo di una donna con capelli e peli (pubici e ascellari) rimossi a colpi di bisturi.

Friederike Becht in “Profumo”

Nadja, la poliziotta interpretata da Friederike Becht, segue la pista degli amici della vittima, che scopre essere un gruppo di ex studenti membri di una confraternita segreta dedita all’adorazione dei profumi. Il ritrovamento del corpo, anch’esso ugualmente mutilato, di un bambino scomparso anni prima, le fa capire poi che questi tipi, libro di Süskind alla mano, nel passato avevano spinto le loro ricerche olfattive ben al di là dei limiti del codice penale. L’inchiesta la porta infine a scoprire i rapporti ambigui e morbosi tuttora esistenti tra loro, gettando l’ombra del sospetto ora su uno ora sull’altro dei componenti l’insolito club.

Trattandosi di un giallo, meglio non dire di più. La soluzione del caso arriverà, totalmente imprevedibile, proprio all’ultima scena. Nel frattempo, immersi in un’atmosfera da thriller, entreremo nei meandri psichici e sensoriali dei vari personaggi coinvolti. Tutti in qualche modo, ed eccoci allo spunto iniziale, impelagati in un problema di carenza affettiva. Se dunque da una parte “Profumo” va seguita con la ragione, per capire la logica dell’inchiesta e tentare di scoprire l’assassino prima della detective; dall’altra si rivolge all’irrazionale che è in noi, per portarci in un territorio in cui le attrazioni viaggiano pericolosamente nel mondo invisibile e vischioso degli odori. Alla fine, cervello e olfatto si riuniranno in qualche modo nella figura dell’assassino, in un esito che lascia interdetti e col naso (sì proprio quello) all’insù. Su Netflix, QUI.

Sergio Gamberale

Rispondi