ATTACCO AL CUORE DEL “BODYGUARD”

Non è la terrorista imbottita di esplosivo pronta a farlo saltare insieme a mezzo treno; non è il sicario appostato su un tetto che gli scarica addosso centinaia di proiettili parabellum; e non sono neanche i mafiosi che gli danno rabbiosamente la caccia o i perfidi servizi segreti che vogliono eliminarlo. A far tremare i polsi di David Budd sono invece uno sguardo femminile, un abbraccio, un contatto di pelle alla giusta temperatura.

Richard Mudden in “Bodyguard”

Chiaro: le eroiche ma frustranti missioni compiute da soldato in Afghanistan e la dolorosa rottura con la moglie hanno reso il cuore di David più pronto ad essere trapassato da un proiettile che ad essere ammorbidito da un sentimento. Così, quando la bomba di un’emozione all’improvviso gli deflagra dentro, il castello di gesti razionali e protocolli di sicurezza eretto a difesa della sua fragile psicologia viene giù, trasformando questo freddo e calcolatore bodyguard in una scheggia impazzita.

Sia chiaro: lui è l’eroe buono, il “guerriero dal cuore gentile” che fronteggia il male con astuzia, abilità e sprezzo del pericolo. Tuttavia, se in questo thriller politico finiamo per ritrovarcelo, a nervi scoperti, al centro del mirino dei cattivi, è perché Jed Mercurio, il creatore della serie, ha voluto dotarlo di questa forte debolezza. Budd, la macchina perfetta, ha un cuore senziente. Prova sentimenti che non sa gestire. E’ preda delle passioni. Idea felice, visto che la scorsa estate in Gran Bretagna, il paese d’origine di “Bodyguard”, il numero di coloro che si sono incollati alla TV per vedere Richard Mudden nei panni di Budd struggersi e piangere litri di lacrime mentre tentava di salvare la pelle e far trionfare la verità, ha superato quello di coloro che hanno seguito le imprese di Harry Kane e compagni ai mondiali di calcio.

Molto altro della trama è meglio non dire. L’intrigo in cui Budd si muove è complesso. Terrorismo internazionale, criminalità organizzata, complotti politici interni. Il fatto è che l’attacco al cuore dello Stato si trasforma in un attacco al cuore del nostro bodyguard, il tutto per via di un incarico che sembrava delicato ma innocuo, ovvero fare da guardia del corpo all’ambiziosa quanto algida Ministra degli Interni Julia Montague (Keeley Hawes). Un comodo lavoro di routine, per un militare reduce da una traumatica operazione di guerra. Pazienza se la tipa da proteggere sia tra quelli che lo hanno mandato a ferirsi l’anima in Afghanistan. Va bene così, per un marito che non vuole pensieri mentre tenta di riconquistare la madre dei suoi figli. Ma accidenti, quel profumo di donna, quella pelle calda… bum!

Il meccanismo narrativo costruito intorno al nostro eroe è molto ben congegnato e sa offrire colpi di scena e rovesciamenti a sufficienza per tenere alta l’attenzione fino all’ultimo. Attentati, tradimenti, false piste. E’ una giungla selvaggia là fuori. Chi vuole cosa? Perché? È tutto misterioso e incomprensibile fino alla fine. Al contrario di lui, il risoluto ma tormentato, frigido ma bollente, in una parola fichissimo sergente David Budd.

Su Netflix, a questo link.

QUI il trailer italiano.

Sergio Gamberale

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