“ÉLITE”: L’ORGIA DI CLASSE

Fossimo nel Novecento, figli del boom economico infarciti di ideologie, ci metteremmo le mani nei capelli seguendo gli esiti del confronto di classe (e in classe) raccontato in “Élite” su Netflix. Studenti proletari e collegiali borghesi che si schifano scopandosi, si amano detestandosi, si ammucchiano in un’orgia drogata di lordura senza rivalsa e senza morale: orrore! E se non ci scappasse il morto, tra i banchi di questa scuola di fighetti viziati e viziosi, in rabbiosa reazione contro l’orgoglio dei miseri e meschini compagni, ci sollazzeremmo nel gusto dello scandalo per l’ennesimo ritratto di un’adolescenza inquieta e perversa.

Ma non siamo nel Novecento. I protagonisti di “Élite” sono i post-ideologici, pre-adultizzati  millennials, ragazzi ancor più divisi tra loro, per censo e opportunità, dei coetanei del secolo scorso; eppure assai più vicini, a un whatsapp o un Instagram di distanza gli uni dagli altri. E il cadavere di uno di loro, vittima di uno di loro, castrando ogni tentazione voyeuristica ci costringe a vivere il flashback dei fatti con uno sguardo più indagatore che compiacente. Bravi e furbi i creatori, Carlos Montero e Darío Madrona. Bravi a tessere una fitta tela di rapporti ambigui e torbidi tra i personaggi; furbi a cucirla in un thriller dal finale aperto fino all’ultimo respiro.

La traccia vede tre umili studenti di un liceo pubblico miseramente crollato ottenere una borsa di studi per frequentare un collegio esclusivo. Il timido e umile Samuel (Itzan Escamilla) con fratello appena uscito di prigione (Jaime Lorente), l’esuberante e belloccio Christian (Miguel Herrán) e la secchiona palestinese Nadia (Mina El Hammani), con famiglia tradizionalista e fratello gay e spacciatore (Omar Shana), si scontrano subito con il disprezzo dei compagni. Tra questi, brilla per tracotanza e pretesa superiorità Guzman (Miguel Bernardeau), figlio del losco costruttore del liceo andato giù e fratello della ben più sensibile e tormentata Marina (María Pedraza). Alle umiliazioni di stampo bullistico, fanno da contraltare  torbidi rapporti sentimentali che si instaurano tra ragazzi di diversa estrazione. Con il sesso a unire ciò che la società divide, o viceversa, in un caleidoscopio di situazioni a due, a tre e omosex. Roba esplicita, senza filtri, raccontata e mostrata quasi al limite del pornografico. Fino al fattaccio di sangue che fa esplodere i contrasti sociali, conseguenza di un insieme di trame criminali in cui i colpevoli, su entrambi i fronti, sono assai più numerosi degli innocenti.

Niente di trascendentale, per carità. Senza andare troppo lontano, abbiamo già seguito, e con maggiori palpitazioni, i flashback rivelatori del segreto mondo dei teens in “13”; abbiamo già vissuto buone emozioni thriller nel college di “Riverdale”; ma “Élite” ha il dono della ricchezza. Gli autori e gli interpreti non si sono risparmiati nel preparare per gli spettatori un buffet carico di sapori piccanti e dolci, con tanti piatti combinati e insalatone per ogni gusto. Un’offerta su cui, se non si è in vena di ricercatezze da palato fine ma di grassi e zuccheri da pancia vuota, ci si può tuffare allegramente.

Sergio Gamberale

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