MA QUANT’È BELLA “MANIAC”?

Ah quanto m’è piaciuta “Maniac”! Una bellezza, proprio. Non capisco tutti quelli che in queste ore si aggirano per strada o per il web con le loro faccine perplesse a chiedere e domandarsi che senso abbia questa storia e se per caso non li si stia prendendo in giro scrivendo che si tratta della serie dell’anno. Che ingenui! Per me è una serie tv perfetta. Cioè, quasi. 

Emma Stone in “Maniac”

Certo, per essere una commedia è molto poco divertente; per essere dark è assai poco fascinosa; per essere fantascientifica è quasi per nulla attraente; per essere psicologica è troppo superficiale; per essere una novità è decisamente già vista; per essere diretta da un maestro (Cary Fukunaga, quello di “True Detective”) è piuttosto sciatta; per essere interpretata da due star (Emma Stone e Jonah Hill) è priva di acuti. Ma per il resto è tutto ok. E poi, vogliamo parlare della illuminante trovata dell’omino della pubblicità che segue passo passo chi ha dei debiti per farglieli ripagare ascoltando spot? Entusiasmante!

Jonah Hill e Emma Stone in “Maniac”

Oddio, è vero che l’idea di raccontare un percorso di liberazione mentale attraverso una serie di fantasie chimicamente guidate all’interno del proprio immaginario, risulta sfruttata leggermente peggio che in “Matrix”, ad esempio. Così come la scelta di mescolare il drammatico, il comico, il grottesco e il sentimentale in una rappresentazione di futuro veterotecnologico che però somiglia a un presente dai toni volutamente vintage, può sembrare un tantino cervellotica e far pensare con nostalgia a “Brazil”, tanto per fare un titolo. Ma che volete? L’idea del robot che segue il padrone che porta a spasso il cane per pulirne la cacca è favolosa!

“Maniac”

Si potrà forse dire che in fondo, di cosa accada a una drogata e a uno schizofrenico che si incontrano nei laboratori di una casa farmaceutica per testare sulla loro psiche gli effetti di un nuovo trattamento che promette di guarire i loro mali, non ce ne freghi poi così tanto. E si può anche obiettare che, per quanti sforzi facciano, gli occhioni luminosi di Emma Stone e il volto assente di Jonah Hill non ci rendono pazzi per Annie e Owen.

Jonah Hill e Emma Stone in “Maniac”

Qualche malizioso letterato potrà perfino trovare triste e ridicolo questo viaggio tra i generi che è il loro percorso interiore, confrontandolo con il Calvino di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Sicuramente salterà fuori qualche buontempone a cavillare sulle citazioni (da 007 a “Il Trono di Spade”). E non mancherà, figuriamoci, il solito fan di fantascienza che confronterà con cattiveria questo scenario tecnologico con quello di qualche B-movie degli anni sessanta. Ma nessuno mi convincerà che “Maniac” sia una serie brutta, noiosa e pretenziosa. Nessuno! Ve la consiglio con tutto il cuore e con la mente aperta. Per questo non vi rivelo che alla fine i due, con un colpo di scena che non ti aspetteresti mai, si mettono insieme. Altrimenti vi rovinerei la sorpresa. Buona visione!

Sergio Gamberale

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