QUANDO IL ROBOT PRENDE COSCIENZA: “WESTWORLD”

Letteratura e cinema di fantascienza sono pieni di storie che ruotano intorno all’intelligenza artificiale e alle conseguenze della sua diffusione nel mondo. Da “Missione Alphaville”“2001 Odissea nello Spazio”, da “Blade Runner” a “A.I.” non c’è che l’imbarazzo della scelta, se si vuole giocare a immaginare un futuro in compagnia di macchine in grado di replicare alla perfezione il pensiero umano. Le trame, quasi sempre, finiscono per proporre un angosciante interrogativo: i robot del futuro saranno in grado di provare sentimenti umani? E cosa significherà questo per la società e la civiltà umane? “Westworld”, la serie Tv HBO firmata Jonathan Nolan e Lisa Joy va oltre, mettendo al centro della trama un’altra e più inquietante domanda: cosa accade se i robot, nel corso della loro vita artificiale, acquisiscono una coscienza?

Ispirata all’omonimo film (in Italia “Il Mondo dei Robot”) scritto e diretto nel 1973 dall’autore di “Jurassic Park”  Michael Crichton, “Westworld” racconta di un futuro in cui una grande società detentrice di un’esclusiva tecnologia in grado di creare umanoidi artificiali perfetti e apparentemente autonomi, utilizza questi robot avanzatissimi come personaggi viventi in un grande parco giochi a tema western costruito nel Grand Canyon. Lo scopo è quello di offrire ai ricchi visitatori l’esperienza unica di vivere le forti emozioni di un ambiente libero dalle convenzioni morali per misurarsi a colpi di colt e sesso facile con umanoidi credibili ma innocui. Un’idea di successo.

Nel disegno dell’ideatore e capo del parco Dott. Robert Ford (Anthony Hopkins), ogni “attrazione” ovvero robot, ripete costantemente le stesse azioni rivivendo all’infinito la medesima esperienza, ma con esiti diversi a seconda degli ospiti umani con cui si trova a interagire. Ma c’è un ma: qualcuno ha voluto introdurre nel sofisticato sistema elettronico che programma la vita artificiale di alcuni umanoidi, la possibilità di accumulare ricordi che si riferiscono a precedenti sessioni del gioco. E i ricordi, con le sensazioni che essi suscitano, innescano un processo di conoscenza di sé generando in loro un embrione di coscienza. Il che spalanca le porte a sviluppi imprevedibili. 

Ma non è tutto. Dall’altra parte, anche gli umani che visitano il parco, immersi nella sua selvaggia realtà popolata da pistoleri, puttane, fuorilegge eccetera e in assenza di obblighi civili e tabù morali, si trovano a vivere esperienze violente, nuove ed estreme. Stimolati dalle condizioni a dare come mai prima il peggio di sé, subiscono essi stessi profondi cambiamenti nella loro coscienza, con conseguenze altrettanto imprevedibili. E ancora, a complicare ulteriormente la situazione, portando “Westworld” sul terreno del thriller, intervengono le lotte per l’acquisizione della società di Ford e il misterioso apparire sulla scena di un ospite umano cinico e sadico (Ed Harris) deciso a raggiungere l’ultimo livello del gioco, situato al centro di un labirinto tutto da interpretare.

È insomma di un doppio destino che parla “Westworld” nelle due stagioni di dieci puntate fin qui realizzate (uscite rispettivamente nel 2016 e 2018). Quello degli androidi e quello degli umani. Drammaticamente gli uni di fronte agli altri, come davanti a uno specchio rotto che suggerisce e confonde. Entrambi alle prese con nuove conoscenze sul sé ed entrambi in lotta per la propria sopravvivenza. Un racconto avvincente, che sa unire teorie filosofico-psicologiche (“Il crollo della mente bicamerale” di Julian Jaynes, edito in Italia da Adelphi) con filoni narrativi caldi e intriganti. Tra questi, la vicenda di Dolores (Evan Rachel Wood), l’ingenua ragazzetta che per prima inizia a risvegliarsi e la storia della dura, vendicativa e spietata maîtresse Maeve (Thandie Newton) si conquistano il primo piano.

Ottimi tutti gli attori, con menzione speciale per Hopkins e Harris. Qualche eccesso di misura nello script, nella prima stagione infarcito di pesanti dialoghi filosofici e nella seconda troppo puntato sull’azione. Ma in complesso una serie molto ben realizzata. Scene e ambientazioni spettacolari.

Sergio Gamberale

Puoi vedere “Westworld” in streaming gratuito QUI (azione che potrebbe essere considerata illegale)

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