NEW YORK A COSCE APERTE: “THE DEUCE”

C’era una volta “the deuce”, ovvero quel tratto della Quarantaduesima strada di Manhattan che negli anni settanta fu regno di mignotte, papponi, maniaci, mafiosi, poliziotti corrotti e perdigiorno. Visione violenta e crepuscolare di tutto ciò che puoi chiamare “decadenza”, dei costumi e di una società. Lì, tra i cinema porno e gli hotel a ore potevi imbatterti in un incontro sessuale consumato in una cabina telefonica. E vedere la puttana consegnare i soldi a un negro elegante seduto dentro una cadillac. Quello che poco prima le aveva puntato un coltello alla gola per mandarla a vendersi.

James Franco
“The Deuce”, la serie di David Simon e George Polecano, rievoca quel mondo laido di donne perdute e bastardi sfruttatori. Siamo nel 1971 e in quel pezzo di strada si aggira, col suo sguardo pragmatico e fatalista, Vincent (James Franco), un barman tanto abile da attirare gli interessi del boss italoamericano Rudy Pipilo (Michael Rispoli), intenzionato a investire e guadagnare in un locale notturno. Nel frattempo Eileen (Maggie Gyllenhaal), unica puttana a non subire il ricatto degli sfruttatori, inizia a fiutare nell’aria la possibilità di una lucrosa riconversione della sua attività.

Maggie Gyllenhaal
Intorno, l’atmosfera è di pesante decadenza. I volti sofferti e le drammatiche circostanze narrate in “The Deuce”, ci attirano con l’arma del disgusto in un vortice di situazioni esistenziali pietose e fosche. Ragazze in fuga dalla noiosa provincia e pronte ad accettare lo sfruttamento di ceffi prepotenti che le schiavizzano. Papponi incapaci di qualsiasi pietà che le costringono a battere fino allo sfinimento. Poliziotti che chiedono allegramente il pizzo. Mafiosi scanzonati. Il tutto in immagini cupe che ritraggono una New York volgarmente discinta e sommersa di immondizia. Eppure tutto questo sta per finire.

Qualcosa sta accadendo infatti, nel regno del business più antico del mondo. Invisibili politici vogliono ripulire la 42a da quella feccia e stringono accordi coi mafiosi per spingere le prostitute a esercitare nel chiuso di locali ad hoc. Mentre nuove e più liberali interpretazioni della legge sul buoncostume schiudono le porte al porno. Tra poco, si intuisce, il sesso a pagamento non sarà più il vergognoso mestiere di un pugno di disperate e banditelli. In poco tempo diventerà una rispettabile industria. Un business basato sulla stessa identica lordura, ma ben impacchettata, nascosta agli occhi dei benpensanti e molto redditizia.

Tra poco, però. Perché intanto le anime impure della 42a sono ancora lì, davanti all’obiettivo quasi documentaristico di “The Deuce”. Nude e crude. Senza uno straccio di trama addosso (peccato!). Senza profondità psicologica in testa (ahimè!). Sole e abbandonate (Frank, il gemello scapestrato di Vincent interpretato dallo stesso Franco e Abby, la studentessa ribelle col volto di Margarita Levieva sono solo figure di riempimento). Se ne stanno lì, malinconiche, a cosce aperte, col sesso in mostra. Senza speranza. Metaforicamente in cerca di vita. Simbolicamente in attesa della morte. Come il mondo cui appartengono.

Sergio Gamberale

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“THE DEUCE” in streaming gratuito, in italiano o in originale con sottotitoli, è QUI

 

 

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