GLI SCHIAFFI E I PUGNI DI “GLOW”

Gong. Sul ring salgono due donne. Se ne dicono e se ne fanno di tutti i colori. Minacce, prese proibite, sbeffeggiamenti e colpi ad effetto. D’accordo, è solo wrestling. Tutto è simulato e al pubblico piace così. Ma di solito i lottatori sono uomini. Il copione prevede esibizione di muscoli e spreco di testosterone. Qui invece a battersi sono delle donne. Che diavolo stiamo guardando? Cosa vorrà mai raccontarci questo clamoroso rovesciamento di ruoli?

Alison Brie e Betty Gilpin
Succede che il ring è un palcoscenico e in scena si recita un dramma che ha a che fare con l’evoluzione culturale della nostra società e con le contraddizioni di ognuno di noi. “Glow” (acronimo di Gorgeous Ladies Of Wrestling) è tra le serie maggiormente apprezzate in questo periodo. Uscita a giugno, ha ottenuto un tale favore che già ad agosto Netflix ha annunciato la seconda stagione. La trama disegnata da Liz Flahive e Carly Mensch vede Ruth (Alison Brie), giovane attrice senza lavoro, ottenere una parte in uno show di terz’ordine messo su dall’ex regista di b-movies Sam Sylvia (Marc Maron).

Marc Maron
Uno spettacolo innovativo, visto che siamo nel 1985 e presenta per la prima volta donne lottatrici; ma anche assai traballante, considerato che i finanziamenti sono affidati alle elargizioni di un miliardario figlio di mamma. Figuriamoci poi i problemi quando nel cast, per recitare e combattere contro Ruth, viene chiamata l’ex amica e collega Debbie (Betty Gilpin) reduce dalle corna del marito, ad opera proprio di Ruth…

Alison Brie
Evitando ogni spoileraggio, si può dire che “Glow” vive di scontri e confronti. Quelli dentro e intorno al ring, certo. Ma soprattutto quelli interni ai personaggi. Ed è proprio qui, nell’intimo della dolce ma combattiva Ruth come del cinico ma debole Sam e della bella ma arrabbiata Debbie, che va in scena il conflitto che è al centro della serie: quello tra femminilità e virilità. Ed è una serie di calci e pugni in faccia ad  ogni stereotipo di genere. Ma anche contro le banalità dell’antistereotipo. Niente femmine mascoline dunque, a dispetto delle apparenze. E viceversa. 

Betty Gilpin
Semplicemente, all’adorabile Ruth e alla fatalona Debbie capita di dover tirare fuori la loro parte maschile; e a quel disincantato di Sam toccherà incontrare la sua parte delicata. In una lotta interiore senza esclusione di colpi di scena e schiaffi morali. Non senza effetto sorpresa quando ad esempio, ed è il meglio che questa serie sa offrire, la donna che assume il ruolo e gli atteggiamenti del maschio vede la propria femminilità risaltare ancora di più. Cose della vita. Percorsi drammaturgici che fanno crescere i personaggi di puntata in puntata. Fino a farceli amare, rendendoli più umani e più veri, oltre ogni barriera culturale.

Sergio Gamberale

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